Petrachi: "Pallotta avrebbe voluto restituire tutto coi risultati prima di andarsene"

09/04/2021 13:34

TMW.COM - Torna nuovamente a parlare Gianluca Petrachi, negli ultimi tempi particolarmente loquace. Ex ds della Roma, con la quale è attualmente in causa per il licenziamento avvenuto al termine della scorsa stagione, si è raccontato ai taccuini del sito di calciomercato.

Chi è il direttore sportivo per Gianluca Petrachi?
“E' il referente principale del Presidente. Deve fare i suoi interessi, in senso assoluto. Il ds si assume le responsabilità in virtù delle richieste della proprietà. Vuole i giovani? Vuole un progetto ambizioso? Vuole andare in Europa? Vuole una squadra matura e pronta subito per vincere un campionato? Alla base dell'inizio del percorso c'è questo: studi le esigenze della società e in base a questo metti a far fruttare le tue conoscenze”.

Crede nell'autonomia?
“Ci credo se è riferita a una condivisione di valori e scelte. Al Presidente posso dire 'mi piacerebbe x o y a questo prezzo che è accessibile per un investimento', oppure 'questo è un usato sicuro o un prospetto che costa due lire ma può fruttarne venti', deve esserci condivisione di idee. In primis col Presidente e con le sue linee guida e poi con l'allenatore”.

Chi sceglie l'allenatore?
“Come dicevo prima: il direttore sportivo ma in sintonia con la proprietà. Magari un Presidente si innamora di un tecnico che cozza con la visione del direttore o viceversa”.

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Da direttore sportivo molto legato allo scouting che rapporto ha con la tecnologia?
“Sono un grande utilizzatore di Wyscout: non puoi essere ovunque, devi valutare i giocatori anche dal video e sfruttare le tecnologie. Però tutto deve esser sempre confermato dal live, dalle impressioni dal vivo. E per le valutazioni finali va sempre il sottoscritto”.

Ci racconta il metodo Petrachi?
“Quando arrivo in un club studio la struttura, i giocatori, il materiale a disposizione. In base all'allenatore che c'è, o a quello scelto, capiamo chi tenere. Mi serve un terzino sinistro? Chiedo ai miei scout di stilare una lista di cinque nomi che reputano validi e adatti e faccio io la valutazione. Mi piacciono? Andiamo in profondità. Non mi convincono? Altri cinque. Quando uno mi intriga, lo seguo più in profondità, poi faccio fare due valutazioni, da uno scout e da Cavallo. Finché potevamo, giravamo molto e lo avremmo fatto anche ora che ci teniamo aggiornati”.

 

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Andiamo a Roma. Ai giocatori che ha preso nella Capitale.
“Uno di quelli che andranno con tutta probabilità all'Europeo è Leonardo Spinazzola. E' un orgoglio che ci siano tanti ragazzi nel giro azzurro la prossima estate, compreso Gianluca Mancini. Tornando a Leonardo: vero che a bilancio risulta a tanto ma c'è stata plusvalenza con la . Il differenziale, nell'affare che ha portato da loro Luca Pellegrini, è di 7 milioni. Ecco, per 7 milioni ho portato Spinazzola alla Roma. E poi Jordan Veretout”.

Uno che anche dopo la fine della sua avventura a Roma, come abbiamo avuto modo di leggere, l'ha ringraziata.
“Per 17 milioni più 2 di bonus ho portato a Roma il centrocampista attualmente più prolifico della Serie A e un ragazzo speciale”.

Dalla Spagna ha preso Villar. Cosa l'ha colpita?
“La sua postura. Si posiziona sempre nel modo corretto per ricevere il pallone, come se glielo avessero insegnato da piccolo. La postura è fondamentale, apri o chiudi il corpo e sei pronto per la giocata. E' una virtù incredibile ma è un fattore sul quale Fonseca lavora tanto. Vuole giro palla veloce ma con lo scarico del centrocampista. Se la postura è sbagliata, scarichi sempre indietro”.

Smalling e Mkhitaryan a zero posson essere definiti quasi due capolavori?
“Henrikh come gol e assist anche in questa stagione è tra quelli col miglior rendimento. E Smalling, insieme a Mancini e Ibanez, a mio modesto avviso forma una delle migliori linee difensive del panorama internazionale”.

Pau Lopez, invece, come un rimpianto? La gara con l'Ajax, potrebbe essere un nuovo inizio.
“Sfato un 'luogo comune'. Diciamo che non l'ho pagato 30 milioni ma che è la cifra a bilancio. Di mezzo c'è stata la metà di Sanabria: l'ho pagato 18, che comunque sono sempre tanti. Non sono dispiaciuto di aver preso Lopez, è un buon e con caratteristiche giuste, scelto anche per come gioca coi piedi condividendo la scelta con Fonseca e con Savorani. Solo che ha avuto come un black out e quando sei un è dura rialzarti. Immagino come abbia sofferto: fa grandi parate, decisive, come ieri, e a volte perde la serenità nel giocare coi piedi che era la sua miglior virtù”.

Di questa Serie A che le piace?
“Il coraggio falsato”.

Che intende?
“Senza gente sugli stadi, giochi con minor pressione. Vorrei vedere certe giocate o certe idee a San Siro o all'Olimpico o col San Paolo pieni. Giocare palla al piede, prendersi dei rischi, non è facile, non è semplice. Oggi mi piace la spensieratezza che c'è, dettata dalla minor pressione. E' saltato il banco, non c'è più il fattore casa e le sfide sono molto più inglesi. Ecco, mi piacerebbe che questo coraggio, spero presto, non fosse più falsato ma diventasse la regola”.

Dunque sta coi 'giochisti', con la costruzione dal basso.
“Nasco con l'idea di calcio organizzato. Però un tecnico che codifica, deve saper trovare anche delle soluzioni. Deve trasmettere alla squadra le sue idee ma anche l'intelligenza di essere duttile. Capire che se l'avversario ti pressa alto, con gli attaccanti, con la mediana, ecco che allora davanti sei altrettanto in condizione di parità numerica. Lì è la giocata determinante, saper quando andare in profondità. Perché andare sempre alla 'viva il parroco'? La palla è mia e decido io cosa farne”.

Lei non è riuscito a decidere fino in fondo cosa fare della sua avventura alla Roma.
“Credo che nella vita le separazioni consensuali siano quelle meno dolorose. Ognuno va per la propria strada, quando non c'è più amore finisce tutto. Solo che lì la separazione non è stata consensuale. La giusta causa non c'era e la giustizia l'ha dimostrato. Mi sono buttato a capo fitto in quel progetto, ho dato tutto e ci sono rimasto male. Ora però il tempo è passato, è stato galantuomo: la giustizia ha raccontato come sono andate le cose. E sono pronto, siamo pronti per un nuovo capitolo della nostra carriera”.

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Con le statistiche, magari...
“Tutto vero, i numeri aiutano, la tecnologia è sempre più importante. Però se mi fossi basato solo sui meri numeri, sui pochi minuti che aveva fatto in precedenza all'Atalanta, non avrei mai preso Ibanez per 8-9 milioni pensando che potesse diventare un titolare alla Roma. E lo si è visto anche dalla gara contro l'Ajax di ieri quale sia adesso il suo livello. Il giocatore deve emozionarti, deve darti dei segnali. Sennò questo mestiere non lo fai, devi rischiare”.

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A differenza del suo ex Presidente . Negli ultimi tempi c'è stata una svolta
“In parte lo giustifico. ha commesso degli errori, affidandosi a persone sbagliate a distanza di tanti chilometri. E' stato poco presente, doveva respirare l'umore della piazza ma vi confesso una cosa: avrebbe voluto restituire tutto coi risultati per poi ripartire. Voleva riprendere da lì, da quello che aveva tralasciato. Ci teneva particolarmente alla Roma ma così, a distanza, è tutto più difficile e spesso si sbagliano valutazioni e decisioni”.

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