DYBALA: "I tifosi sono incredibili, ho sentito un feeling speciale con Mou. Il numero 10? Qui sarà sempre Totti, ma mai dire mai"

26/04/2023 10:33

DAZN - Paulo Dybala è stato l'ultimo protagonista di Dazn Heroes, format della piattaforma di streaming in cui Diletta Leotta intervista grandi personaggi sportivi. Queste le dichiarazioni del numero 21 della Roma, rilasciate durante la chiacchierata all'ombra del Colosseo:

Ti hanno già dato qualche soprannome romano?
"No, che io sappia no. Il mio migliore amico mi ha sempre chiamato 'cabezon', poi i giornalisti se ne sono inventati altri, ma quello che è andato più avanti è la 'Joya'". 

Cosa significa essere Campioni del Mondo?
"Per noi calciatori è il massimo. Poi per come si vive il calcio in Argentina è unico. Rivedendo le immagini mi vengono i brividi e la pelle d'oca. Sono cose che rimarranno per tutta la vita".

Sai qualche parola in romano?
"Alcune sì, non tante. 'Daje', me lo hanno detto il primo giorno. Poi dicono sempre 'Ao'. La gente qua è incredibile. Fin dal primo giorno mi hanno fatto sentire questo calore, anche l'accoglienza al Colosseo Quadrato è stata pazzesca. Avevo invitato il mister a salire con me, ma mi ha detto 'questo momento è tuo'. È stato incredibile, ho provato un'emozione molto forte. Noi giochiamo con 60/70mila persone però non sei da solo, non è come un artista che sta lì da solo davanti al pubblico”.

Sull’inno.
“Sentire l’inno della Roma prima della partita è qualcosa di unico. In una partita si doveva fare il minuto di silenzio, ma l'inno non era ancora finito, motivo per cui l'arbitro ci disse di aspettare. Vivere una cosa del genere è come stare di fronte a un’opera d’arte”.

Sulla Dybala Mask.
“La storia della Dybala Mask nasce un po’ qua al Colosseo. Da bambino guardavo tanti film su Roma, la città, i gladiatori. 'Il Gladiatore' l’avrò visto venti volte, più o meno. Dopo un momento difficile della mia carriera, ho pensato subito a questa esultanza per venirne fuori. La prima volta la feci contro l'Atalanta nel 2017 e da lì alla gente è subito piaciuta e allora continuo a farla”.

Sull’importanza di giocare a Roma.
“Quando Tiago (Pinto, ndr), il direttore, ci ha contattato ed é emersa questa possibilità mi sono venute in mente queste cose, non potevo non pensarci. Mi sono detto ‘devo fare qualcosa in questa città'”.

Sugli scacchi.
"Per la testa e per la concentrazione gli scacchi aiutano molto. Ho iniziato a giocare da bambino, prima guardavo tanto mio papà. Con il tempo le partite per lui diventavano più difficili fino a che, un giorno, sono riuscito a vincere”.

Chi è il cavallo dello scacchiere giallorosso?
"Spinazzola, per la sua forza. Ha fatto un Europeo incredibile, dopo l'infortunio la sua assenza si è sentita. Per noi rappresenta tanto sulla fascia, non si ferma mai, salta l'uomo e ha una forza incredibile perché lo fa per 90 minuti".

L'alfiere?
"Ce ne sono un po', ma penso Matic. Lui è un giocatore incredibile, ha una visione di gioco pazzesca. Sembra che non si ferma mai, ma la cosa più impressionante è la sua tranquillità. Fa passaggi che gli altri non vedono, è un calciatore con caratteristiche uniche".

I tifosi quanto ti aiutano?
"Sono speciali, vivono per il calcio, è incredibile. Quando giochi all'Olimpico ma sei in un'altra squadra vivi questa sensazione ma non ci sei dentro. Quando vado a cena fuori o a fare un passeggiata i tifosi mi fanno capire questa passione".

Cosa ti dicono?
"Di tutto, ma principalmente mi ringraziano perché sono venuto qui. A volte mi chiedo se quello che fanno loro sia troppo. Mi chiedo se merito tutto questo affetto, io cerco sempre di dare il meglio sia per me sia per i tifosi. La gente diventa triste o felice in base al risultato della squadra".

Chi è la torre della Roma?
"Noi abbiamo giocatori forti fisicamente e alti. Smalling è un pilastro per la nostra difesa, prende tanti palloni di testa. Anche Abraham, che è un centravanti alto e che ha fatto tanti gol di testa".

Su Abraham.
“Abraham è un giocatore giovane ma con molta esperienza. Ha vinto la , ha giocato partite importanti e l’anno scorso ha segnato tanti gol pesanti con la Roma. Sicuramente possiamo fare molto meglio di quanto stiamo facendo. Questo è il primo anno in cui giochiamo insieme, ci stiamo conoscendo e cerchiamo di fare il massimo. Speriamo che in queste ultime partite possiamo dare alla Roma i gol che servono per arrivare in ”.

La regina di questa Roma, invece, sei te.
"No, io sono un pedone. La regina è tutta la squadra, tutti possiamo essere la regina, poi il resto deve proteggerla. La regina è quella che fa le mosse più importanti, ma penso sia tutta la squadra. Insieme possiamo fare tutti i movimenti della regina. Ci sono giocatori più importanti di me, che sono qui da molti anni. Io sono arrivato quest'anno, cerco di dare il meglio di me con la mia esperienza e con le qualità in campo".

Sull’esperienza con Cristiano Ronaldo.
“Sono stati tre anni belli, la squadra era molto forte e lui ci dava qualcosa in più. In Argentina è molto sentita la rivalità tra e Cristiano, io ovviamente da bambino son sempre stato dalla parte di . Una volta stavamo andando a giocare una partita, io stavo in fondo all’aereo e lui era seduto più avanti. A un certo punto del volo è venuto da me a parlare sia di calcio sia di tante altre cose e a un certo punto gli ho detto ‘Io da bambino ti ho odiato’. Ci siamo fatti due risate su questa cosa e fra noi abbiamo sempre avuto un bel rapporto, un bel dialogo”.

Il re della Roma?
“Mourinho, è la figura più rappresentativa di questa squadra. Ha un’immagine e un potere importante per tutto quello che rappresenta nel mondo del calcio. Sarebbe un buon giocatore di scacchi, sarebbe due passi avanti agli avversari. Prima di arrivare alla Roma ci siamo sentiti due volte, mi ha chiamato quando stavo ancora a Torino. È molto bravo quando parla e quando vuole entrare dentro qualcuno. Ho sentito un feeling speciale con lui, è difficile nel mondo del calcio trovare qualcuno che ti dica le cose in faccia in modo sincero. Abbiamo un rapporto molto bello e sincero, ci confrontiamo tanto. Lui è molto bravo a preparare le partite, le cose che dice si verificano. Vogliamo il meglio per la gente, lui ha fatto la storia del calcio. È molto sincero, è bravo a preparare le partite. Quasi tutte le cose che ti dice poi in campo succedono. Capisce il calcio molto bene, lo testimonia il fatto che ha vinto quasi in tutte le squadre che ha allenato”.

Sull'episodio avvenuto durante Roma- del gennaio 2022, quando Mourinho gli disse nell’orecchio ‘Sei un fenomeno’.
“La prima cosa che mi ha detto quando mi ha chiamato era se mi ricordavo di quel momento lì, non mi era mai successo che un allenatore di un’altra squadra facesse una cosa del genere durante la partita. Non avevo praticamente mai chiacchierato con lui, ma ho capito che le sue parole fossero vere. Contro il Manchester in , quando ancora giocavo nella , avevamo discusso, ero andato a dirgli che non aveva bisogno di fare quel gesto dopo la partita. Ma quell’episodio è rimasto sul campo”.

Sul valore della maglia numero 10.
“Il numero 10 della Roma sarà sempre . Così come Del Piero nella . Quando si parla di alla gente si illuminano gli occhi. Per i romanisti lui sarà sempre il numero uno o il numero 10. Alla la società mi chiese di indossare la 10 ed è stato un enorme piacere. Mai dire mai, ovviamente sarebbe una responsabilità unica. Sono molto felice del numero 21 comunque, mi ha dato tante soddisfazioni, anche se il numero 10 è sempre speciale”.

?
"Noi siamo i suoi soldati, lui è un leader e un capitano unico. Aver vinto con lui e con l'Argentina è qualcosa di unico e che potrò raccontare alla mia futura famiglia".

Sul rigore calciato durante la finale del Mondiale.
“Sono sincero, in quel momento ero molto freddo. Da quando ha sbagliato il rigore il giocatore della Francia prima di me sapevo già dove avrei tirato e sono andato sicuro al 100%. E la palla è entrata”.