Grazie roma, Grazie Losi: la maglia rimane l'unica cosa che conta

07/02/2024 18:04

È diventato nelle ultime 24 ore l'argomento di tendenza: l'assenza colpevole dell'As Roma alle esequie di un pezzo di As Roma, Giacomino Losi. Come una pentola in ebollizione è montato il malanimo di molti tifosi, di commentatori, di speaker, giornalisti, vari ed eventuali.

La mancanza di anche uno solo tra dirigenti ("eh ma la Roma ha solo Lina Souloukou adesso come dirigente" frase non rispondente al vero), giocatori, allenatori, staff di vario genere ha fatto gridare allo scandalo e alla vergogna, ma viene anche da aggiungere è stata sorprendente. Una gestione, come quella dei Friedkin, che ha spesso strizzato l'occhio alla tifoseria (dalle mascherine con il vecchio stemma, ai murales che hanno tappezzato la città, il nuovo accordo per lo storico impianto al Tre Fontane e poi ovviamente gli ingaggi di 'top' come Dybala, Lukaku e soprattutto Mourinho, solo per fare qualche esempio), attentissima a non commettere gli errori della passata gestione andando incontro anche a critiche che la vedevano in alcuni episodi fin troppo ruffiana (vedi, su tutti, l'ingaggio di Daniele De Rossi come allenatore lo scorso 16 gennaio) si è data la più classica zappa sui piedi. Possibile che cadano su un compitino facile facile come i funerali del recordman di presenze in giallorosso (dopo Totti e De Rossi)?

"Eh ma chi la racconta la storia della Roma a chi non la sa dentro Trigoria". No questo risulta poco credibile. Non stiamo parlando, con tutto il rispetto, di una riserva degli anni 70, stiamo parlando del Capitano della Roma per una decade, non bisogna studiare i libri di storia romanista, basta leggere la quarta di copertina.

Si potrà allora desumere che in questo momento di passaggio (addio di Tiago Pinto, arrivo di un nuovo staff tecnico, riassetto del management) la comunicazione interna ha fatto difetto e non si è capita l'entità del clamore per l'assenza (rumorosissima) all'ultimo saluto a Losi. Può essere. Poco interessa ora. Sicuramente, tornando indietro (e non si può), il club agirebbe diversamente. Può essere. Poco interessa ora anche questo.

Ognuno è responsabile di quello che fa (e che non fa) e ne paga la conseguenza, oltre a rispondere alla propria coscienza. Proprio questo il punto.

Inconsapevolmente la roma (società) ha dato l'ennesima riprova che la Roma (l'essenza vera) è di chi la ama, di chi ne fa parte, di chi appartiene a quello stemma. Amiamo Giacomino Losi perché incarnava, ante litteram, l'adagio stra-abusato del presidente Viola "un giocatore (o un tesserato, ndr) non deve essere mai divinizzato, di chiunque si tratti. Quella che tiene il sudore è la maglia". Lo dico per primo a me stesso. Troppe volte incantato per quel giocatore o quel mister: siamo tutti bambinoni di fronte a idoli creati solo dalla nostra infantile fantasia. Fermamose 'n attimo.

Se per alcuni 'Vincere è l'unica cosa che conta', per Noi 'LA MAGLIA È L'UNICA COSA CHE CONTA'. Tocca che ce lo ricordiamo più spesso. E allora 'grazie roma' (società) che ce lo hai ricordato ancora una volta.

Non vale la pena angustiarsi: ieri a Santa Paola c'era chi appartiene al Core de Roma, chi si è commosso anche se non ha mai visto Mino in campo, chi anche solo per un fugace saluto ha fatto di tutto per esserci, chi ama e amerà sempre i simboli di questa squadra prima ancora dei giocatori. Se la roma (società) non si è presentata, ha deciso fosse marginale presentarsi, ha avuto un vuoto di memoria, si é distratta, ha pensato che 'ma tanto nessuno se ne accorge', ha segnato per l'ennesima volta il confine tra chi è di passaggio (nella roma) e chi ne fa parte (della Roma).

MDR - @MatteoDeRose