Alla Mourinho

06/03/2022 12:05

LR24 (AUGUSTO CIARDI) - Qualche rondine attingendo in primavera. Cinque gol fatti, uno subito. La Roma di Mourinho dimostra che battere l'Atalanta non è poi così impossibile, visto che negli ultimi anni, da in poi, sembrava che i confronti con le squadre di Gasperini fossero diventati una specie di tentativi di assalto del Poggibonsi al Manchester City di Guardiola. Nessun corteo, al bando i festeggiamenti.

La Roma resta potenzialmente settima, e arrivare settima per la Roma sarebbe peccato mortale, mortificante e nettamente al di sotto delle aspettative. Però si chiedeva di dare un senso a un campionato che dopo mezz'ora del primo tempo di Roma-Verona, più che un cammino sembrava la via crucis, e che dal novantanovesimo di La Spezia ha imboccato una strada meno tortuosa. Riposto il cilicio e schivata la sassaiola grazie all'apparentemente sgraziato Abraham. Cosa deve fare il numero Nove? I gol. L'inglese li fa. Ma non solo, quando accorcia a centrocampo andando incontro al pallone, stressa a dovere gli avversari perché fra una sterzata improvvisa, una gamba allungata e una partita a flipper con i difendenti, come minimo si porta a casa un calcio di punizione. Doveva sostituire , compito facile visto che il bosniaco nell'ultima stagione scendeva in campo con la stessa verve di chi sta per entrare nella cella di isolamento di un carcere duro. Ma soprattutto doveva riempire di gol la stagione di una Roma che ancora oggi si aggrappa a lui, perché se non segna lui non segna praticamente nessuno.

E fra i nessuno c'è anche Zaniolo, che però ha innescato la marcia giusta. Perché mentre tutti si distraggono coi suoi like, lui sta finalmente capendo che un super assist vale quanto un gol nell'ascesa al trono di miglior calciatore italiano. Immaginate il campionato della Roma senza quel gol sul gong di otto giorni fa. Un'agonia. Probabilmente ci sarebbe stato poco spirito pure in vista dell'Atalanta. Perché gli stimoli di classifica sono benzina che non costa due euro al litro. Sono propellente necessario. Così come le ambizioni di competitività, questa sconosciuta alle nostre latitudini dal duemiladiciotto.

Achtung! Mancini a fine partita ricorda che dopo la scintillante vittoria a Bergamo, la Roma dilapidò la vincita, sperperando la somma contro la Sampdoria in casa. Ecco, si faccia in modo che a Udine la prossima settimana non venga concesso il bis. Sperando di rimettere in piedi Zalewski. Quando sboccia un talento spuntano tremila padri. Parlano ottomila sconosciuti che lo hanno allenato al tempo dei pulcini. Alzano la mano millanta scout che "l'ho visto io per la prima volta a sei mesi che giocava col pallone gonfiabile della Nivea".

Bravi tutti, scout, allenatori, veggenti. Però lo sta utilizzando Mourinho. Provando a insegnargli un ruolo che nessuno immaginava fosse nelle sue corde, scegliendolo e non usandolo per necessità. Perché Mourinho, proprio lui, lui che "coi giovani non ci sa fare" lo ha preferito a , Viña e Maitland-Niles. Onore al merito.

Da uno a cento la Roma finora ha fatto cinque, forse dieci. Ma dopo tanto penare, sarebbe il caso, forse, di concedere un po' di serenità a un gruppo ancora molto immaturo, sicuramente pieno di difetti, indiscutibilmente limitato. Ma senza dubbio volenteroso, formato da calciatori che stanno dalla parte dell'allenatore. Quelli che pensavano ai fatti propri sono andati a giocare con l'ultima in classifica, o a vedere giocare i nuovi compagni in Spagna, dalla panchina. In campo, ieri, invece, si è vista una vittoria da squadra di Mourinho. Aspettando altre rondini, il cielo d'inverno sembra cedere il passo alla nuova stagione.

In the box - @augustociardi75