06/06/2026 10:27
LR24.IT (A. CIARDI) - Il calcio nasce come gioco, si sviluppa come sport, cresce come passione, e siccome è il più amato e praticato al mondo, deflagra come business. Da qualsiasi lato lo si osservi, che sia considerato un gioco, uno sport, una passione o venga visto e praticato come business, richiede serietà. La seconda Roma americana, quella taciturna eretta nel 2020 dopo anni di sparate da fanfaroni della prima era che morì sotto COVID, ha finora prodotto una vittoria in Conference League, una finale di Europa League rubata nel silenzio che fu più doloroso degli scempi di Taylor, quindi, dopo una vita, una qualificazione alla Champions League. Accolta con gioia, ma non festeggiata coi caroselli, e tanti saluti ai presunti romasnobisti che hanno vanamente tentato negli anni di convincere i tifosi che il piazzamento valesse più di un trofeo. La Roma ha chiuso al terzo posto il campionato. Occhio! Le ultime due giornate potevano ribaltare la classifica, un po' come fa Alessandro Borghese nel format sui quattro ristoranti.
La Roma meritatamente terza poteva addirittura finire sesta. Invece la classifica finale le ha dato ciò che meritava. Con buona pace dei polentoni caduti in depressione per i flop di Milan e Juventus, e dei gufi locali (alcuni con la sciarpa giallorossa al collo), convinti che la squadra di Gasperini sia finita sul podio grazie ai suicidi delle big crollate nel finale. Memoria da pesci (lessi) rossi: se non ci fosse stato il blackout nell'ultimo quarto d'ora contro la Juventus, la Roma avrebbe chiuso i conti fra marzo e inizio aprile. Però il calcio è strano, direbbe Caressa a Bergomi, e un folle finale ha riconsegnato la Roma all'Europa che conta di più.
Ecco perché ora bisogna preparare al meglio il campionato di Serie A, facendolo diventare il campionato di Seriet'À. Perché non ci si deve sedere. Non bisogna dare per scontato che dal terzo posto si può soltanto crescere. Serve giocare d'anticipo, serve avere finalmente una struttura che viaggi sulla stessa lunghezza dell'allenatore. Senior advisor e Direttore sportivo, fa male scriverlo (soprattutto per ciò che Ranieri ha rappresentato per la Roma), hanno fatto la fine dei Lemmings. È rimasto in piedi Gasperini ma non c'erano dubbi, perché assieme a Conte è il miglior allenatore italiano (Ancelotti a parte), ma non è giusto che debba vivere un'altra stagione da uomo solo al comando. Per quanto la sua truppa abbia dato l'anima per dieci mesi. Dopo anni di fanfaronate presuntuose e poco avvezze al contraddittorio di dirigenti o sopravvalutati o improvvisati, tenuti in spalla da paggetti che hanno provato in ogni modo a mostrarli al popolino manco fossero madonne pellegrine, finalmente c'è una base, ci sono le fondamenta.
Urge costruire il palazzo. Con serietà, senza più ritardi, senza possibilità alcuna di alibi per dirigenti che devono diventare operativi e lavorare gomito a gomito con l'allenatore il prima possibile. Perché dopo le grandi mosse per grandi innesti come Mourinho, Dybala e Lukaku, la mossa più spiazzante in positivo è stato avere accordato a Gasperini piena fiducia, addirittura buttando giù dalla torre un monumento al romanismo come Ranieri. Ora, con serietà, serve proseguire, edificare, fortificare. Perché in un calcio italiano livellato, e non importa se verso l'alto o verso il basso, in centottanta minuti puoi ritrovarti dal terzo al sesto posto. Perché il calcio è strano, Beppe.
In the box - @augustociardi75