30/06/2009 09:48
Molti di voi non erano nati e non ne hanno il minimo sentore, ma io me li ricordo bene i primi anni Sessanta. Gli anni della resurrezione del nostro calcio dopo gli stenti e le cupezze degli anni Cinquanta, quando ai campionati del mondo ci buttavano fuori ai primissimi turni.
Gli anni Sessanta, quelli in cui la Juventus comprava Omar Sivori e lInter Luisito Suarez, giocatori immani che corrispondevano ai Kakà e ai Cristiano Ronaldo di oggi. Gli anni in cui si stava modellando tecnicamente e antropologicamente quella Grande Inter che avrebbe buttato giù il Real Madrid dalsuo trono e conquistato una memorabile coppa dei Campioni. Gli anni in cui a battere la palla sui campi di calcio italiani erano giocatori come Gigi Riva, Sandro Mazzola, Gianni Rivera, Giacinto Facchetti, la magnifica generazione di quelli che avrebbe alzato la coppa di campioni europei del 1968 e di vicecampioni del mondo del 1970.
A parte il fatto che di Rivera e Riva ne nasce uno ogni trentanni (ma anche di Buffon, Cannavaro e Pirlo), dietro tutto questo cera il boom economico del nostro Paese, gli anni in cui la lira aveva vinto lOscar quale moneta più stabile in Europa, in cui la Fiat irrompeva nei mercati di tutto il mondo a vendere le sue auto e la Pirelli costruiva a Milano quel monumento al moderno che è il Pirellone di Gio Ponti, e che tutte le volte che lo vedo mi viene da piangere se penso a quel che è successo dopo in Italia.
Altro che oasi, il calcio come specchio di una società. Questi siamo e questo calcio abbiamo e ci meritiamo, nellanno 2009 dopo Cristo.