Ciciretti, l’uomo derby: «Così si gode ancora di più»

26/11/2010 10:44

Si scambiano uno di quei sorrisi che placherebbero una tempesta Amato Ciciretti e Gianmarco Falasca, che tante battaglie hanno combattuto fianco a fianco lo scorso anno negli Allievi, su tutte la finale scudetto con la decisa da un gol del numero dieci. Questione di pochi secondi: poi Amato va in panchina a prendersi il cinque di Alberto e Gianmarco prende posto nel ridisegnato centrocampo a tre, con a destra e Viviani vertice basso, dimostrando la solita personalità nell’incandescente finale di partita. Ciciretti, che quella partita l’aveva scardinata segnando proprio in apertura il gol che aveva fatto calare il gelo su Formello e pareggiato i conti con lo 0-1 dell’andata, conta i minuti che mancano al 90’ e quando finalmente l’errore dal dischetto di Ceccarelli dice che la Roma ha vinto, può correre a buttarsi nel gigantesco abbraccio collettivo che va in scena in mezzo al campo. «Quando vinci così contro di loro, godi ancora di più», dice alle telecamere di Roma Channel, mentre i compagni sfilano alle sue spalle cercando di farlo ridere.

Obiettivo tutt’altro che difficile di questi tempi: Amatino è tornato e sta attraversando uno splendido periodo di forma, grazie al quale il suo sorriso malandrino e contagioso ha preso il posto dell’espressione imbronciata di qualche settimana fa. «Sì, adesso va molto meglio – conferma -. Ho passato un periodo di appannamento, dovuto credo al passaggio di categoria, ma ho continuato a lavorare e ora penso di essermelo messo alle spalle». Qualche difficoltà era anche legata al dover (ri)prendere confidenza con il ruolo di trequartista, abbandonato un anno fa con Stramaccioni in favore di quello di playmaker davanti alla difesa: «Il ruolo? Va molto meglio anche sotto questo aspetto, mi ci dovevo riabituare. Che poi quando l’anno scorso il mister mi ha detto che mi voleva far giocare più indietro m’è preso un colpo… ». Quella della metamorfosi tattica di Ciciretti era una delle tante storie che hanno accompagnato la cavalcata da sogno dei ’93 fino alle finali scudetto, in cui Amato è stato assoluto protagonista, mettendo la firma su quattro reti (una più bella dell’altra) in altrettante partite. Oggi la sua rinascita è partita proprio dalla ritrovata vena realizzativa: quattro gol nelle ultime tre gare fra campionato e Coppa Italia, inutile sottolinearlo, sempre di ottima fattura. D’altra parte, per uno a cui Massimo Lana, suo allenatore ai tempi degli Esordienti, diceva di tirare anche dalla bandierina del calcio d’angolo e che lo scorso anno è stato il capocannoniere dei ’93 (14 centri nella regular season più i 4 delle final-eight), la familiarità con il gol non può essere casuale: «Ma no, io preferisco pensare di partita in partita. Se poi arrivano i gol, tanto meglio. Segnare fa sempre piacere». Specialmente se nonostante il cambio di categoria, il modo di festeggiarli resta sempre lo stesso: un lungo bacio alla maglia, chiaramente dalla parte del cuore.

Romanista vero, Amato, che pure ha un passato nelle giovanili della Lazio, lasciate insieme a Pigliacelli e Bongoura nell’estate 2004, quando doveva ancora compiere 11 anni. Piuttosto, non chiedetegli una dedica: per i gol di Amato la lista d’attesa è lunga. A vederlo a Formello c’era la famiglia al completo, inclusi la sorella maggiore Romina e il nonno che porta il suo stesso nome, oltre naturalmente ai genitori che non si perdono una partita. «Loro mi seguono dappertutto, diventa difficile dedicare un gol perché sono tanti e me lo chiedono in troppi. Sono fortunato, ho una famiglia strepitosa». Una famiglia che per salutare il suo ritorno a casa da campione d’Italia lo scorso giugno ha colorato di giallorosso le strade in cui abita, al Trullo, e che in Toscana lo seguiva con tanto di stendardo con la sua foto e la scritta “Pazzi per Cicero”. «Sì, sono stati fantastici», sorride Amato ripensandoci oggi. Con il salto in Primavera è arrivata qualche responsabilità in più, ma Ciciretti lascia il ruolo di leader ai compagni più esperti: «I punti di riferimento di questa squadra sono e Mladen, oltre a Viviani, Frascatore e Antei. Sono quelli che hanno più esperienza e hanno dato una grossa mano a noi più giovani». E pensare che il pomeriggio di Ciciretti da bellissimo sarebbe potuto diventare indimenticabile, se solo quel suo (non esattamente il suo piede) al volo dalla lunghissima distanza non fosse girato di un soffio oltre la traversa all’11’ del secondo tempo: «Mamma mia, se segnavo quello… non lo so!», dice sbarrando gli occhi e coprendosi il volto con le mani. Se avesse segnato quello, probabilmente la partita sarebbe anche potuta finire lì.