03/02/2011 09:22
voler comunque stupire per convincerci che, a dispetto delle apparenze e delle previsioni, la "sua" formazione
iniziale è perfetta e coerente con la partita che lui vede e vuole giocare! Altro che il Totti-Borriello pesante, altro che attacco leggero, Ranieri vede la "sua" partita, vede la sua squadra con locchio e la mente di chi vuole pensare positivo sempre e comunque. Ecco i motivi che affollano la mente al fischio dinizio di Roma-Brescia. Con il tridente non solo pesante ma pesantissimo. Totti con Borriello e Vucinic, probabilmente scelti grazie alla ritrovata solidità difensiva tenuta alta già dai primi minuti dalla coppia Mexes e Juan, e dalla buona mobilità del trio di centrocampo De Rossi, Perrotta e Simplicio. Ad una perfetta applicazione schematica dellaggressivo 4.3.3 iniziale non corrisponde una interpretazione adeguata per tutto il primo tempo dal punto di vista dellinventiva e dellincisività; manca un adeguato pressing alto, manca alle tre punte il guizzo decisivo,
mancano gli inserimenti in velocità dei centrocampisti; la staticità degli attaccanti produce solo poche e sporadiche occasioni, bilanciate da timide rimesse bresciane.
Tutto da rivedere tutto da rifare! La partita riprende con la novità, di non poco conto, del fantasista Menez al posto di Simplicio; ma al di là del più spregiudicato assetto tattico, ciò che sembra fare la differenza è già dai primi minuti la maggior intensità di gioco, abbinata, finalmente, dalla convinzione che solo pressando ed opponendo resistenza alla linea difensiva avversaria, il maggior tasso tecnico dei giallorossi può emergere. Non servono più gli inserimenti dalle fasce o dei centrocampisti, se la Banda dei 4 decide di non dare punti di riferimento ai difensori, se le 4 gemme decidono di spaziare, volare, inventare, alternando velocità ed aggressività, non cè schema, non cè argine o diga che tenga. Ma lamnesia difensiva di un secondo crea il patatrac, il panico di una squadra così sbilanciata ed innervosita scava il fosso del non gioco, e porta allannebbiamento delle idee; a saltare non è il modulo giallorosso, a subire lo shock dellinatteso pareggio è la testa e la lucidità dei protagonisti romani.
La chiusura è di quelle che non lascia scampo alle recriminazioni: non può una squadra come la Roma impantanarsi psicologicamente per un gol subito da un modesto e volitivo Brescia, la tensione ancorché palpabile e comprensibile per una disattenzione, non può produrre una così modesta reazione tecnica; occorre saper giocare da grande squadra sia nella migliore delle condizioni, sia nel caos mentale di una rimonta degli ultimi minuti. Belli a metà o forse è meglio dire belli quando non serve.