13/03/2011 11:46
Mirko Vucinic quando vede biancoceleste si trasforma. E da uomo dei sogni qual è, non può esserci speranza migliore per la Roma. Oggi vuole mantenere viva la tradizione: non cè passato, non cè neanche futuro, visto che chi lo conosce bene racconta di averlo visto concentrato solo su questa partita. E non su quello che sarà: a gennaio voleva andare via, per giugno avrebbe la stessa idea, ma larrivo di DiBenedetto potrebbe rimescolare tutte le carte e farlo restare nella capitale, forte anche di un contratto in scadenza nel 2013. Ci sarà tempo per pensarci, adesso bisogna pensare soltanto alla Lazio. E alla partita di oggi pomeriggio.
La storia di Mirko Vucinic con la Lazio inizia il primo maggio del 2005, quando realizza una tripletta con la maglia del Lecce e diventa lincubo (uno dei tanti) dei laziali. Mirko diventa poi romanista e torna a gonfiare la rete contro i biancocelesti nella gara vinta 3-2 nella notte del 31 ottobre del 2008. Cè stata poi unaltra notte meravigliosa, quella del 18 aprile 2010. Ricordarla fa quasi male: la Roma viene da una rincorsa strepitosa contro lInter, ha tutto da perdere.
Chiude sotto di un gol il primo tempo, poi Julio Sergio para il rigore a Floccari e, infine, entra in scena lui. Rigore e punizione, entrambi sotto la Sud. Gol, pancione, baci a Stefania che in tribuna si commuoveva. Sembrava che lo scudetto stesse davvero per cucirsi sulle maglie giallorosse, poi cè stato lincubo Sampdoria. Ma la storia di Vucinic con la Lazio non è finita lì. A novembre, altro gol. Rigore per la Roma, De Rossi gli consegna la palla: «Battilo te», gli dice, dopo che il precedente lo aveva tirato Borriello. Lui non se lo fa ripetere due volte, segna sotto la Sud, «il massimo», come spiegherà poi a fine partita. Il massimo anche perché la dedica era di quelle speciali, visto che neanche una settimana prima era nato il primogenito Aleksandar: "Mi hai regalato un sogno", cera scritto sulla maglia mostrata dopo il gol. Oggi tocca a lui regalarlo alla Roma e ai suoi tifosi.