Rifondazione

17/04/2011 14:44

E’ ancora poco per il festival del rammarico in questa galleria unica di occasioni buttate via, in un campionato vissuto alla tanto poi ve ripijamo (roba da un sacco bello, tanto che le coppe le andremo a giocare in Polonia, andata e ritorno, stadio Olimpico e Olimpico stadio). Il peccato più grande è un altro, persino più grosso del gol bestemmiato da Vucinic. E’ la gioia di Udine. Quella pura pazza gioia di Udine. Il pensiero di quell’urlo all’ultimo minuto, macché, all’ultimo secondo che t’aveva inebetito di felicità almeno fino alla mattinata dopo. Tutto quello è come se fosse stato annullato, sprecato, rovinato, anzi peggio: vai a vedere se alla fine abbiamo fatto un piacere alla Lazio... Uno scarabocchio sulla Gioconda, la stecca nell’Inno alla Gioia. Dal sogno americano ci siamo ritrovati nell’incubo siciliano - un altro sbarco all’incontrario - dalle stelle alle stalle (perché dall’America a sotto la Lazio da quelle parti devi stare veramente). Però a tutto questo basta. Basta pure con la retorica che i romanisti non se la possono godere per due giorni di fila. Forse è vero, perché dobbiamo imparare a farlo per mille anni, per una nuova era, una nuova presidenza, un nuovo tutto. In fondo i giocatori della Roma possono fare ancora qualcosa di importante per la causa romanista (oltre a battere la Sampdoria il 22 maggio all’Olimpico): vincere la Coppa Italia. E’ l’ultima stella da prendere per chi non vuole volare via.