Masetti e gli altri. I nostri numeri 1 pronti per la Fama

22/06/2012 11:10

Partendo dai personaggi più lontani da noi, eccoci di fronte a Guido Masetti. Impressionanti le sue benemerenze a partire dal palmares che lo vede Campione d’Italia nel 1942 (per giunta con i gradi di capitano, non possiamo inoltre mancare di ricordare come “il nostro” sia anche bicampione del mondo avendo partecipato alle spedizioni iridate del 1934 e del 1938 con l’Italia di Pozzo). Masetti è il simbolo della Roma di Testaccio e per molti anni, prima di essere rilevato da Giacomo Losi, è stato anche primatista del Club delle presenze in A. Proprio all’ombra del mito Masetti, è cresciuto Fosco Risorti. Prelevato dal Savoia di Torre Annunziata, ha attraversato la storia della Roma dalla conquista del titolo di Campione d’Italia 1942 (una presenza per lui in quella stagione), al primo posto nel torneo 51/52, che sancì il ritorno della Lupa nella massima serie. In queste 11 stagioni, 179 presenze in A e anche la soddisfazione di vestire la fascia di capitano. A pochi anni dall’addio di Risorti si affaccia alla ribalta romana Luciano Panetti, prelevato dal Modena (dopo una lunga battaglia di mercato terminata “alle buste”). Come tutti gli “scapoli” di quell’epoca, la Roma provvede ad alloggiarlo in una pensione, per la precisione a Via Monteverdi 20. Nello stesso stabile c’era anche un certo Dino Da Costa. Come inizio non c’è male e Panetti dimostrerà in seguito di avere tutte le carte in regola per lasciare il segno nel cuore dei tifosi. Uno dei pezzi forti del suo repertorio erano le uscite, sia aeree che in terra, accompagnate da un caratteristico “urlo” che incuteva timore negli avversari. Nel palmares di Panetti anche il contributo alla conquista della Coppa delle Fiere. Quel trofeo, però, così come la Coppa Italia conquistata nel 1964, porta soprattutto la firma di Fabio Cudicini. Statura imponente, grande piazzamento tra i pali, Cudicini ha da subito colpito ed affascinato l’immaginario dei tifosi romanisti. Grande amico di Giacomo Losi, era legatissimo alla Roma, tanto che pianse amaramente quando durante la tournée in Australia del 1966 ricevette la notizia della sua cessione. A studiare i segreti del grande Cudicini c’è anche un giovane dalle grandi qualità che debutterà in serie A nell’ottobre del 1962 e che rimarrà nei quadri romanisti sino al 1975, è Alberto Ginulfi. Nel suo infinito bagaglio di ricordi, una Coppa Italia conquistata nel 1969 e un mitico calcio di rigore parato a Pelé in un’amichevole disputata all’Olimpico, che gli valse anche il dono della casacca numero dieci del mitico fuoriclasse brasiliano. Proprio in un’ideale staffetta con Ginulfi siamo al nome di Paolo Conti, che contribuì alla conquista della Coppa Italia del 1979 e che riportò i colori giallorossi in una spedizione mondiale (quella del 1978), dopo un lungo digiuno. Il tramonto della stella di Paolo Conti coincise con il sorgere di quella di Franco Tancredi. Uno degli atleti più vincenti della storia della Roma (quattro coppe Italia, un titolo di Campione d’Italia e una finale di Coppa dei Campioni), Tancredi univa un’agilità assolutamente incredibile, alla strepitosa reattività tra i pali. Il piazzamento e un’ossessiva capacità di migliorarsi giorno dopo giorno negli allenamenti con un’applicazione feroce ne hanno fatto un campione assoluto della storia della Roma. Anche per lui, in curriculum, la partecipazione ad un campionato del mondo (Messico 1986). Finale per Giovanni Cervone. Alla Roma a cavallo tra il 1989 e il 1997. Una vittoria in Coppa Italia, una finale di Coppa UEFA, e un coraggio e una fisicità che nei migliori momenti lo hanno reso determinante. Anche lui, come tutti i campioni che abbiamo ricordato, un innamorato della Roma.