Boston, i Reds e le estati a stelle e strisce

22/07/2014 09:57

IL ROMANISTA (F. BOVAIO) - Boston, la à della rivolta del tè che dette il via alla Rivoluzione Americana. Una guerra d’indipendenza dall’Inghilterra che finì con il dare vita ai primi stati della nuova Unione. Ma anche la à di James Pallotta. Tante grandi avversarie nella tournée di quest’anno, compresa la International Cup. Prima però ci sarà l’ormai quasi tradizionale sfida con il Liverpool. Che ricorda e ricorderà sempre quella maledetta notte del 30 maggio 1984. Ma i Reds sono anche gli stessi contro cui la Roma il 22 febbraio del 2002 divenne la seconda squadra italiana a vincere a casa loro, ad Anfield, un incontro ufficiale dopo il : 1-0 con gol di Gianni Guigou, l’uruguaiano dalla faccia triste, proprio come fu il suo gol, che alla fine risultò inutile. All’andata degli ottavi di finale di quella Coppa Uefa il Liverpool aveva vinto 2-0 all’Olimpico e grazie a questo punteggio passò comunque il turno nonostante la sconfitta interna per 1-0 di quella sera, sulla quale pesò, però, il rigore non concesso ai giallorossi dall’arbitro spagnolo Aranda. Tra loro e i Reds c’è sempre qualche cosa che non va intorno al dischetto. La partita di domani notte sta diventando una piacevole abitudine negli States.

Oltre all’ultimissimo duello, nel 2012 con Zeman (2-1 per la Roma), qui le due squadre si erano già affrontate in amichevole nelle rispettive tournée estive del 2004. Non a Boston, però, ma al vecchio Giants Stadium di New York, dove finì 2-1 per il Liverpool, che ribaltò il momentaneo 1-0 firmato da Delvecchio con le reti di Owen e Cissé. Anche la presenza in campo dei giallorossi a Boston non è affatto inedita, dato che qui giocarono un’amichevole estiva il 15 agosto del 1972 contro i campioni d’Ungheria dell’Ujpest, che l’allora tecnico romanista Helenio Herrera definì: «Una delle più forti squadre del mondo».

Il 3-0 per loro sul campo in tartan del Nikerson Field sul quale si giocò dimostrò che aveva ragione. Ma al di là di quello che potrebbe far pensare il punteggio la Roma non demeritò. Anzi, con un po’ più di fortuna avrebbe potuto anche cambiare il corso del match, vista la traversa colpita al 3’ da Spadoni (uno dei volti nuovi più attesi tra i 17 giocatori portati in America da Herrera) e le tre occasioni in seguito fallite da lui stesso e da Peccenini. Insieme a loro facevano parte della comitiva romanista Banella, Bertini, Bet, Cappelli, Cappellini, Cordova, Franzot, Ginulfi, Liguori, Morini, Mujesan, Pellegrini, Quintini, Salvori e Santarini. Nonostante il punteggio alla fine i molti emigranti italiani presenti tra i 5.000 spettatori accorsi al Nikerson fecero comunque festa ai giallorossi, che poi lasciarono gli States per proseguire la loro tournée in Canada.