Ciro Esposito, un video inguaia De Santis: per la digos non regge la legittima difesa

18/09/2014 12:02

LEGGO.IT (A. CAMUSO) - Sarebbero stati identificati dalla Digos di Roma gli altri tifosi del – oltre ai già noti Alfonso Esposito e Antonino Di Maio – che hanno partecipato alla rissa a Tor Di Quinto dello scorso 3 maggio costata la vita a Ciro Esposito, ferito mortalmente dall'ultrà romanista Daniele a colpi di pistola prima della partita - di Coppa Italia. 
Stando a indiscrezioni, presto i napoletani identificati potrebbero ricevere un avviso di garanzia ed essere sottoposti a interrogatorio, nella speranza che anche dalle loro testimonianze si riesca a ricostruire con chiarezza l'esatta dinamica dei fatti, messa in dubbio in questi giorni dal referto medico dell'ospedale di Viterbo dove è ancora ricoverato. Il referto infatti ha evidenziato alcune coltellate (superficiali, in verità) inferte a durante la rissa. Circostanza confermata da una perizia del Racis e subito utilizzata mediaticamente dalla difesa di - arrestato per omicidio volontario - per invocare la legittima difesa. La perizia sancisce pure che la pistola con cui ha sparato era sporca di sangue e che le tracce rilevate (nebulizzate) sarebbero compatibili con una contemporanea perdita di sostanza ematica da una ferita appena provocata. Escludendo dunque un contatto dell'arma con il sangue copioso che fuoriuscì dalla gamba di successivamente agli spari, quando il tifoso fu quasi linciato dagli amici di Ciro (tant'è che l'ultrà ha l'arto maciullato, che forse i medici saranno costretti ad amputare).
La Digos che ha condotto le indagini, tuttavia, è convinta che la tesi della legittima difesa non abbia fondamento. Un filmato amatoriale depositato in registra infatti l'entrata di corsa dei tifosi del nel vicolo dove si trovava e circa 6-7 secondi dopo il rumore degli spari: per la polizia non ci sarebbe stato il tempo materiale per permettere ai napoletani di raggiungere, accerchiare, accoltellare e dunque mettere in una situazione di reale pericolo di vita tale da giustificare l'utilizzo della pistola. Le coltellate subite da (due al gluteo e due all'addome) peraltro sono lineari, di circa un centimetro ciascuno e - secondo quanto dichiarato dal medico del Gemelli, che visitò quel 3 maggio - «certamente non erano lesioni importanti, altrimenti il ferito sarebbe stato operato». Ciò confermerebbe la versione della Digos.
La procura, proprio per sciogliere ogni dubbio, ieri ha disposto su una perizia medico legale.