Il punto del mercoledì - Mura, Licari, Sconcerti, Agresti

22/10/2014 11:39

LAROMA24.IT - Il Bayern ha inflitto una sonora sconfitta alla Roma che non potrà essere dimenticata facilmente. Subire 7 reti in casa, seppur contro una delle più forti squadre europee, ridimensiona le speranze del calcio italiano di tornare a primeggiare nelle competizioni internazionali. Alla fine del match, ha fatto mea culpa ma è difficile trovare un solo colpevole nella debacle dell'Olimpico. L'unica certezza, oltre a pochi, pochissimi, singoli è il tifo giallorosso che anche ieri ha incitato la squadra a prescindere dal risultato: senza dubbio la più bella immagine che ha offerto il calcio italiano nella nefasta serata di ieri.

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Ecco i commenti di alcuni degli opinionisti più importanti della stampa, sulle colonne dei quotidiani oggi in edicola.
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LA REPUBBLICA - G. MURA
Come in una famosa vignetta di Altan. Uno dice: poteva andar peggio. E l’altro dice: no. Vero, il Bayern è forte, fortissimo, ci puoi anche perdere, ma c’è modo e modo. Dopo mezzora la Roma era sotto di 4 gol, discorso chiuso. Fatta a pezzi da una squadra molto superiore, che però in era stata sparagnina: 1-0 al , Boateng al 90’, e 1-0 a Mosca con un rigore di Müller.

All’Olimpico il Bayern è fiorito, è cresciuto. Un baobab contro un vasetto di gerani. La Roma, intesa come squadra, è come non fosse mai scesa in campo, oppure come se tutti si fossero visti per la prima volta. Molle, confusa e quasi subito sfiduciata.
L’unica buona notizia è il record d’incasso per la società, guastato non tanto dai gol incassati dalla squadra ma dalla controprestazione. Sarebbe il colmo se a condizionare e rammollire la Roma fosse stato il pareggio del a Mosca.
Anche perdendo e compagni sarebbero rimasti al secondo posto con 2 punti di vantaggio sul . E lì sono. Ma se l’autostima era cresciuta dopo la buona partita a Manchester, forse troppo cresciuta, ora si tratta di rimettere insieme i cocci e ritrovare il gioco ma anche il carattere perduto.
Il Bayern ha dominato, difendendo spesso a 3 e attaccando minimo con 4 uomini. Ha emarginato dal gioco e non randellando ma chiudendo i canali di comunicazione. Chi pensava che Guardiola fosse solo quello del tiki taka è servito. Non si fosse fatto male , non sarebbe andato a destra e soprattutto non avrebbe giocato Cole (al massacro con Robben). È ozioso cercare un capro espiatorio. Da salvare solo Gervinho (dopo un palo e due parate di Neuer, il gol che meritava) e Florenzi. Per il resto male , troppo teneri per questi palcoscenici e Yanga-Mbiwa, inesistenti , , , stranamente bloccato anche . È stata una lezione. Prendiamone atto tutti.
GAZZETTA DELLO SPORT - F. LICARI
Se due indizi fanno una prova, tre sono una condanna per fortuna non ancora definitiva. Uno: l’uscita anticipata del con l’Athletic Bilbao (che nei gruppi è fermo a un punto). Due: la figura anonima della che, contro l’Atletico Madrid, non meritava di perdere ma mai ha mostrato la «ferocia» indispensabile per vincere. Infine, tre, la tempesta Bayern che s’è abbattuta sulla Roma ben oltre la reale differenza tra i due club: ma la personalità e l’abitudine, nelle coppe, contano.
Un’umiliazione terrificante che ridimensiona per l’ennesima volta il valore del nostro campionato e conferma — quando la cifra degli avversari supera l’asticella di Malmoe e Cska — che non siamo all’altezza dei grandi. Malgrado i progressi nel ranking Uefa e l’approccio più deciso in Europa League. Nessuno discute che sul 2-0 la partita sia virtualmente finita: il problema è come la Roma sia stata messa sotto, dopo un allucinante pronti-via. Eppure era lo stesso Bayern che, nel turno precedente, aveva avuto bisogno di un rigore generoso per squarciare il catenaccio del Cska. Eppure era la stessa Roma che aveva incantato sul campo del , per la verità poco convincente ieri nel 2-2 contro i russi. Alcuni errori, vedi il 4-0 con una disposizione difensiva da film horror, non dovrebbero mai vedersi in Europa, anche contro «mostri» quali Robben: che abbia preteso troppo pensando di giocarsela alla pari? Sembra di essere tornati indietro di due stagioni, quarti di , Bayern-, con i bianconeri mortificati nel gioco se non nel risultato (doppio 2-0). I tedeschi, con Heynckes o Guardiola in panchina, viaggiano per noi proprio su un’altra dimensione.
L’unica buona notizia è appunto lo stop del con il Cska: ormai è chiaro che il secondo posto se lo gioca con gli inglesi che sono a -2 in classifica e devono ancora scendere all’Olimpico. Si può tranquillamente sperare: anche perché il «bagno» di ieri non si ripeterà, non può ripetersi. Preoccupano di più i contraccolpi psicologici del 7-1: potrebbe logorare le sicurezze, e la rabbia post-, che hanno fatto volare i giallorossi. Le grandi con una dimensione internazionale — Psg, , Chelsea — si qualificano in anticipo. La Roma ancora non lo è. E chissà se lo diventerà la , attesa da una temibile trasferta ad Atene dove l’Atletico s’è già bruciato. In tutta sincerità l’Olympiacos non è il Bayern, ma assalirà i bianconeri in dodici (tifosi compresi): una sconfitta farebbe altrettanto male, oltre a compromettere la classifica. (...)
CORRIERE DELLA SERA - M. SCONCERTI
Il più grande abbraccio di folla per il peggior risultato della storia. Una fine liscia e inverosimile, cattiva soltanto perché alla fine estremamente normale. Quelle che in campionato sono di solito le differenze della Roma, sono sembrate contro il Bayern le vere ragioni del disastro. Un centrocampo con un palleggiatore di troppo ( o ), con due ali veloci ma distratte sul gol ( e Gervinho), una difesa continuamente in difficoltà sui tanti ingressi in area degli interni tedeschi. C’è una spiegazione vera? La prima è che il Bayern individualmente è molto più forte della Roma, differenza che nella somma dei singoli diventa davvero abissale. La seconda è che si è fatto prendere un po’ da se stesso e ha cominciato attaccando. Questa è la cosa peggiore da fare contro il Bayern. È un avversario troppo abituato a segnare, va tenuto il più possibile fermo sui blocchi di partenza. Far cioè diventare fondamentale anche una sola rete, da qualunque parte arrivi. È col respiro corto che Guardiola diventa normale e s’innervosisce. Se lo attacchi, vai sul suo terreno. Il bluff non è mai un gioco reale. Non resta comunque molta logica al risultato, da qualunque parte si guardi. C’è stata una differenza irreale. Un gol ogni sei minuti nel primo tempo, una lezione continua di calcio. Quella che in Italia è una squadra diversa, un laboratorio di modernità, in Europa è stata un sacco da boxe dove sfogarsi così facilmente non risulta alla fine nemmeno terapeutico, solo crudele. , , , Gervinho, , tutti i migliori autori del nostro calcio non sono mai nemmeno apparsi.È stata sbagliata partita, fin dall’inizio, questo è certo. Ma la differenza tra le squadre è stata imbarazzante. Così la vera scusa diventa che è stato tutto così orribile da non poter essere vero. La giustificazione dei folli. D’altra parte, se avesse senso il risultato, di cosa avremmo realmente discusso fino a ora? E, soprattutto, cosa sarebbe il nostro calcio?
CORRIERE DELLO SPORT - S. AGRESTI
Sette a uno, ora, è il simbolo della disfatta: un risultato che diventa un'icona. Sette a uno, sì: come il celebre Manchester United-Roma del 2007, batosta mai dimenticata. E sette a uno come Germania-Brasile, semifinale mondiale: anche allora, un centinaio di giorni fa, i tedeschi disintegrarono i padroni di casa. Erano sospinti da un Paese in amore, quel giorno di luglio, i verdeoro; avevano alle spalle il vento di una tifoseria sensazionale, ieri, i giallorossi. (...)
C'è modo e modo di cadere. La Roma ha scelto il peggiore: è andata oltre. Ci sono momenti, partite, situazioni nelle quali non si può perdere la testa: i giallorossi, ieri, l'hanno fatto. Hanno sbaglaito i giocatori, ma stavolta ha sbagliato anche quello che fino a ieri è stato il loro grande condottiero, e sicuramente tornerà a esserlo da oggi: .
Non si dica, ora, che il Bayern è troppo forte, e che questo è il motivo del sette a uno (...) ciò non basta a giustificare un risultato tanto pesante, un'umiliazione indimenticabile. (...) (...) ha parlato di errori soprattutto tattici. A noi il crollo è sembrato principalmente mentale (...)
C'è qualcuno, vestito di giallorosso, che in questa notte maledetta ha vinto: i tifosi della Roma (...)