Roma, la caduta si fa in quattro

06/03/2017 13:30

IL MESSAGGERO (U. TRANI) - La frenata della Roma, in meno 7 giorni, fa discutere. Dentro e fuori Trigoria. Dalla prova di forza a San Siro contro l’ al doppio flop all’Olimpico contro la Lazio e il . L’allenatore e i giocatori sono gli stessi (cambiano solo gli avversari). I protagonisti di Milano, insomma,non possono essere tornati nella Capitale a fare le comparse. I 2 ko di fila nella fase cruciale della stagione sono però da prendere di petto. Analizzando i motivi della flessione che, da mercoledì a sabato, hanno tolto qualche certezza al gruppo. Bisogna sbrigarsi: nessuno aspetta i giallorossi. Che sanno bene che cosa li attende. Perché il 2° posto, obiettivo principale del club per il bilancio più che per il prestigio, è in bilico e di conseguenza da difendere: con la ormai lontana (+8), bisogna fare attenzione al che si è riavvicinato (-2); perchè giovedì sera in Francia, nell’andata degli ottavi di Europa League contro il Lione, bisogna tenersi stretta la competizione in cui la situazione non è compromessa; e perché, anche se partendo con lo svantaggio (2 a 0) della prima semifinale, tra 1 mese c’è la possibilità di tentare il ribaltone nel derby per andare in finale di Coppa Italia. , lucido e sincero a gennaio quando mise in preventivo il black out durante il tour de force, è chiamato a prendere in mano la situazione, affrontando le cause che hanno reso vulnerabile la squadra nelle ultime 2 gare.

FRAGILITA’ FISICA La Roma è stanca: lo ha sussurrato il ds Massara e lo ha detto chiaramente . Non è d’accordo, invece, l’allenatore che ha subito evidenziato la reazione dei giocatori nel finale della gara contro il . Nessuno, comunque, mette in discussione la preparazione. Il discorso è più ampio: i titolari pagano gli straordinari fatti in coincidenza degli impegni ravvicinati. I migliori non riposano mai (o quasi). E non recuperano, avendo pochi giorni a disposizione da un match all’altro, da piccoli contrattempi. Che in campo, la gara successiva, si sentono. E si vedono. E’ questo il problema che , in tempi brevi, faticherà a risolvere.E lo sa bene.

SENZA SCELTA Non c’è però da stupirsi se la Roma oggi è fisicamente in difficoltà. La sessione invernale del mercato, e in parte quella estiva, non ha migliorato la rosa che, incompleta nei ruoli principali, sta sfiorendo nel momento più delicato della stagione. L’allenatore non è stato ascoltato. E questo pesa sulla sua decisione se rimanere o meno. I titolari affidabili, guardando chi viene utilizzato con più frequenza, sono al massimo 15.Non sono invece ricambi, sempre contando minuti e presenze, Vermaelen, Mario Rui, Grenier, , Gerson. A loro vanno aggiunti i portieri (usato fin qui nelle coppe) e e il convalescente . Tirando le somme,mancano 3 interpreti di scorta: il centrale di difesa, la mezzala e la prima punta. Almeno 2 titolari (a volte 3), al via, avrebbero dovuto essere riserve: di Vermalen, di Mario Rui (e Juan Jesus di o ). E il non ha fatto altro che confermare la precarietà. Basta pensare alle partite contro il Cesena, il Villarreal (al ritorno) e il : smarrita l’identità.

ASSETTO SCONTATO Così, con la rosa allestita in maniera grossolana, ha dovuto ridisegnare la Roma. Il 3-4-2-1, per sua ammissione, è stata la virata che ha garantito sia la solidità che l’equilibrio.E l’efficacia (85 gol). Solo con questo sistema di gioco, senza terzini di ruolo, è riuscito a far giocare contemporaneamente ed e a schierare da centrale chenella linea a 4 non si trova altrettanto bene. Appena, per convinzione o necessità, è stato costretto a intervenire sul modulo, la Roma è caduta: con il ritorno al contro la e il , le 2 sconfitte negli scontri diretti. Guai poi ricorrere alla pennellata d’autore che ha sempre sporcato la prestazione: centrale contro il Porto, e in altalena sulle fasce a Bergamo, Gerson ala allo Stadium, Vermaelen improvvisamente titolare a Marassi e la difesa con 4 centrali e l’esclusione di sabato. Meglio andare sul semplice. E sul sicuro.

STEP ANCORA SCONOSCIUTO La Roma ha vinto qualche big match. Con chiare lezioni tattiche di ai colleghi italiani e stranieri. Al San Paolo contro il , al Madrigal contro il Villarreal e a San Siro contro l’. Spesso, però, ne ha sbagliata qualcuna in cui avrebbe dovuto prendersi i 3 punti senza se e senza ma. Non solo contro il Porto, nel ritorno dei play off. Anche nelle trasferte, finitecon 2 pareggi, diCagliari edEmpoli. E avrebbe dovuto gestiremeglio gli ultimi match contro la Lazio e il . Questione di mentalità, maturità e personalità. Incampo e inpanchina