Roma, la spinta di Eusebio

09/11/2018 13:16

IL MESSAGGERO (U. TRANI) - Paulo Sousa, anche in pubblico, si è candidato, addirittura presentandosi sabato in tribuna al Franchi. Zinedine Zidane, invece, avrebbe detto no all'intermediario di Pallotta (conferma solo il solito sito spagnolo). Corvi e avvoltoi che siano. O solo ombre e fantasmi. Quella giallorossa, almeno vista da fuori, è la panchina d’oro. Ma Di Francesco se la tiene stretta. Senza andare dietro ai rumors che nel calcio, e non solo, fanno parte del gioco. Gli interessa solo il lavoro quotidiano. Quindi il campo. E’ lì che concentra ogni idea e ogni sforzo. E sa bene qual è il suo compito. Scontato. La Roma è una, inaccettabile la diversità di comportamento tra la Champions e la serie A.

NESSUN ALIBI Eusebio ha l’arrabbiatura facile in questa stagione. Si è spaccato la mano, nella sfida contro l’Atalanta, dando più di un pugno a quella panchina che diversi colleghi gli invidiano. Anche a Mosca si è innervosito. Perché, nel finale della partita con il Cska, ha avuto la stessa brutta sensazione già provata spesso nelle gare di serie A. L’incapacità di chiudere il match, innanzitutto. Ma anche la leziosità, la superficialità e l’egoismo dei singoli che rischiano di riaprirlo. Al centro del dibattito con i giocatori ha messo la gestione della partita. Con qualche accorgimento: sbagliato giocare il pallone indietro, verso a Olsen; il palleggio sempre nell'area avversaria e comunque più verticalizzazione. E ha chiarito loro quale deve essere la reazione in caso di imprevisto: subita una rete, conta la lucidità. E affidandosi alla qualità, spesso in serie A superiore a quella degli avversari. La Roma, invece, si blocca. Impaurita e insicura. Di Francesco non cerca, insomma, scuse: il 9° posto in classifica è la conseguenza di qualche cortocircuito da prevenire. Con la personalità e la mentalità da big. In Europa lo sforzo c’è, in Italia meno. Buttati 5 punti, forse di più, in 11 giornate. Sprechi inaccettabili per il tecnico. Che se la prende innanzitutto con se stesso. Non gli bastano gli ottavi, vuole risalire la classifica.

RAMPA DI LANCIO Il 4-2-3-1, al momento, non si discute: il gruppo ha condiviso la virata del tecnico a fine settembre. Con il nuovo sistema di gioco, e nonostante il forfait di De Rossi, c’è chi si sente più a suo agio. Mai in discussione affidabilità di Santon e lo spessore di Nzonzi. Senatori, big e quindi di garanzia. La svolta, invece, è giovane. Eusebio chiede ancora pazienza con i ragazzi. Che, però, prendono quota: Zaniolo usa anche il fisico per farsi largo, Kluivert gioca più semplice per risultare efficace e Cristante mette finalmente il piede per contrastare. Di Francesco sa che la rosa presto si rivaluterà. Lorenzo Pellegrini si è aggiudicato la volata con il gol del derby. Eccolo punto di riferimento, come lo conosce da sempre questo tecnico. Che si augura di vedere lo stesso da Schick. Con una giocata alla Pellegrini si può prendere la Roma. Prima lui, e magari da domenica, di Pastore, in tribuna per scelta tecnica a Mosca. E, in questo momento, da riatletizzare.