IL PUNTO DEL GIOVEDI' - CARMELLINI: "Roma beffata. La squadra ha lottato fino all'ultimo per il suo allenatore" - VERNAZZA: "Doppiopesismo Var. Perché Çakir non rivede l'episodio Schick-Marega?"

07/03/2019 15:52

LAROMA24.IT - Roma fuori dalla con le polemiche che mettono nel mirino l'arbitro Cakir e il Var, ai quarti vola il Porto. Il ko europeo va ad aggiungersi al quadro già preoccupante della Roma con il tecnico, Eusebio , sempre più in bilico sulla panchina giallorossa.


Ecco i commenti di alcuni degli opinionisti più importanti della stampa, pubblicati sulle colonne dei quotidiani oggi in edicola


IL TEMPO (T. CARMELLINI)

Ci mancava la Var in . Al povero quest'anno succede davvero di tutto. Lui forse sbaglia la formazione iniziale troppo conservativa forte del 2-1 dell'andata, la sua Roma gioca male la gara di ritorno contro il Porto al Dragao, ma uscire cosi è davvero troppo. La Roma resta in corsa fino al 115', ma viene beffata da una decisione assurda del Var che decide la qualificazione del Porto ai quarti di finale di . Il rigore concesso quando ormai la partita sembrava incanalata verso i calci di rigori, e quello successivo ai danni di Schick nemmeno analizzato lasciano l'amaro in bocca ai giallorossi. L'avventura in Europa finisce qui, ma dopo questa serata forse le certezze sull'esonero di rischiano di essere un po' meno tali: perché questa squadra ha combattuto per il suo allenatore fino all'ultimo respiro. Va sotto, pareggia, poi viene di nuovo sorpassata per l'ennesima leggerezza difensiva e alla fine dal dischetto il colpo di grazia che rischia di chiudere l'avventura giallorossa del tecnico abruzzese che dopo il pesante ko al derby lascia la massima competizione europea a un passo dall'entrare per la seconda volta consecutiva tra le migliori otto squadre d'Europa.

gioca in difesa, punta per la quarta volta quest'anno sulla difesa a tre e «taglia» come da programma : dopo il derby anche lui ne ha avuto abbastanza. , nella nuova veste da dirigente, nel pregara prova a inventare un "problema muscolare" per il centrale argentino: ognuno il suo lavoro, tanto di cappello per il tentativo "galantuomo", ma non ci ha creduto nessuno. I sacrificati a centrocampo sono invece Cristante e Pellegrini perché sulla mediana con  stavolta va Nzonzi. L'uomo della serata ancora . II capitano della Roma gioca un primo tempo di sofferenza, poi riesce giusto in tempo a dare la svolta ai suoi prima di infortunarsi e lasciare il campo. Ma parte da lui la palla che trasformerà poi nella penetrazione sulla quale subirà il fallo da rigore. Ed è sempre lui, da capitano vero, a prendersi la responsabilità di andare sul dischetto e rimettere in pari la Roma dopo il gol beffardo in avvio di Soares. Ma non basta perché al gol di Marega che manda le squadre ai supplementari, va aggiunto quello beffa dal dischetto di Telles. Insomma tutto storto, anche il Var e a pagare potrebbe essere ancora una volta un uomo solo: purtroppo. Cosa molto ingiusta, stavolta non può nulla.


LA GAZZETTA DELLO SPORT (S. VERNAZZA)

Eliminazione con beffa e con sospetto di doppiopesismo Var. La Roma cede agli sgoccioli dei supplementari, quando l’impresa contro il Porto sembrava possibile, ma in la realtà sfugge alla logica, segue sentieri suoi. I due ottavi di ieri sono stati decisi dalla Var. Per la gara che ci riguardava, rigore concesso al Porto - grossa ingenuità di , al di là del fuorigioco millimetrico del «trattenuto» Fernando, - e rigore negato alla Roma, su Schick. Non vogliamo cedere alla dietrologia, ma un retropensiero sullo scarso peso politico dell’Italia in ambito internazionale lo facciamo. Perché l’arbitro turco Cakir non è andato almeno a rivedere l’intervento su Schick a qualche secondo dalla fine? A Parigi rigore «varista» per lo United e per un’altra fragorosa eliminazione del Psg. Quanto a noi, non ci resta che sperare nel miracolo della contro l’Atletico, ma insomma, forte è il rischio che l’Italia, nella prima stagione in cui ha goduto di quattro pass per la , si ritrovi senza squadre nei quarti.

C’è stato un tempo in cui Eusebio passava per essere l’erede di Zdenek Zeman, l’allievo che avrebbe superato il maestro. Un equivoco, «DiFra» ha sempre praticato un calcio più temperato rispetto al football avventuroso e spericolato del Boemo. A Oporto, però, ha fatto scelte iniziali agli antipodi di Zeman, difesa a tre in teoria, ma di fatto a cinque, e contropiede. Nell’ora più difficile si è rifugiato nell’italianismo. Il risultato prima di tutto, la qualificazione come salvacondotto, però per difendersi ci vogliono difensori in palla e la Roma è stata tradita dai suoi: errori sparsi di , Karsdorp, Marcano. A lungo la Roma si è ancorata a un calcio anti-storico e contro la sua natura. Ha vacillato e sbandato, ma ha avuto il merito e la forza di rimanere aggrappata alla zattera del match. Poi ha restituito identità ai suoi, ha riformato la difesa a quattro e nei supplementari la Roma si è scoperta padrona. La palla-gol di , il pallonetto loffio, è stato lo spartiacque. Lì la Roma si è rassegnata all’idea dei rigori, lì il Porto ha ritrovato lo spirito. [...]


IL GIORNALE (F. ORDINE)

Della Roma del derby non ha funzionato praticamente nulla, della Roma di ha funzionato solo la vecchia guardia. A cominciare da Francesco Totti che non gioca più da mesi ma quando il caso sa difendere meglio di . Cosi ieri sera prima di cominciare la sfida decisiva, quando risponde per le rime a Fabio Capello che eccepisce sullo schieramento della difesa romanista schierata a 3 e su Zaniolo sacrificato come esterno destro ("come succedeva a te ai tempi" il ricordo del tecnico). " decide per il bene della Roma", ha replicato secco Francesco sul primo argomento e sul secondo l'ha toccata morbido. "Io giocavo bene ovunque", la battuta per disinnescare la polemica che resta sospesa pronta a riprendere quota a qualificazione compromessa dalla spintarella di .

Anche sul prato portoghese la vecchia guardia della Roma è stata l'ultima ad arrendersi. Tocca infatti a , al culmine di un efficace slalom tra i birilli biancoazzurri, guadagnare il rigore che ha rimesso prima dell'intervallo in parità il risultato. E dal dischetto, è la vecchia volpe capace di mandare da una parte Casillas e mettere palla in buca dall'altra, senza avvertire la tensione che pure si legge nel suo sguardo prima della rincorsa. Deve arrendersi qualche minuto dopo, ed è l'annuncio dei successivi tormenti patiti dal resto della truppa giallorossa. Non si sfila dalla lotta nemmeno Kolarov, uno dei pochi a vincere qualche duello e a calciare da fermo e in corsa con quel perfido sinistro a caccia di una testa che non c'è. Questo è il contributo della vecchia guardia. ll resto della compagnia non convince, da Marcano che s'addormenta sul 2 a 1 portoghese per passare a Pellegrini sostituto di o sullo stesso Zaniolo, a disagio nella posizione ma non solo.