Vendrame, la poesia di tante vite tra dribbling e amore per le donne

05/04/2020 18:38

La poesia era il perno delle vite di Ezio Vendrame. Prima quella del giocoliere del calcio, capace per scommessa di partire palleggiando in giacca e cravatta dallo stadio «Menti» per andare a bere un caffè al «Garibaldi», nel cuore di Vicenza, senza mai lasciare che il pallone toccasse terra. Poi quella dello scrittore [...]. Quello che contava per Ezio, che se n'è andato ieri, a Treviso, a settantadue anni, era avere qualcosa da dire. E da dare.

Con il calcio, la chitarra, la penna. Lo chiamavano, per i capelli lunghi, la barba, la trasgressione provocatoria «il George Best italiano». Bollandolo come uno tutto genio e sregolatezza. «Ah, se solo avesse avuto la testa e la costanza di Fabio Capello...», sospiravano quelli che avevano visto in lui un fuoriclasse di tecnica purissima bruciata in pochi anni alla Spal, al Lanerossi Vicenza e infine al e al Padova dalla insofferenza ribelle per le regole [...]

Come dimenticare il giorno in cui, al grande Gianni Mura, diede appuntamento nel paese friulano in cui era nato, Casarsa della Delizia, davanti alla tomba di Pier Paolo Pasolini? «È l'unico posto che valga la pena». Non le sopportava, certe cose del calcio. E lo diceva con sana brutalità [...]

(Corsera - G. A. Stella)