01/06/2026 09:37
Se l'obiettivo è Luis Enrique, non necessariamente per il fatto che abbia vinto per due volte di seguito la Champions League ma per come si è impiantato
sul tetto d'Europa e attraverso quali passaggi, si può pensare che la strada sia ancora lunga. Eppure quell'uomo lì è lo stesso che da una certa parte di questa città e di questo ambiente è stato cacciato tra sorrisini di scherno e pesanti contestazioni tecniche, per quanto oggi suonino risibili. Tre anni dopo la "fuga" da Roma, Luis ha alzato i primi trofei (Champions, campionato e coppa di Spagna guidando il Barcellona) e da allora non ha praticamente mai smesso: in seguito ci ha aggiunto un altro campionato e altre due coppe e una supercoppa nazionali, e una supercoppa europea e un mondiale per club; e poi, in Francia, altre due Champions, tre campionati, due coppe e due supercoppe nazionali, una supercoppa europea e una Coppa Intercontinentale. Ventuno titoli in undici anni. Mentre noi, tra i brontolii di quelli che ogni anno contestano gli allenatori, nello stesso lasso di tempo abbiamo alzato una coppa della Conference League, che ci ha fatto giustamente festeggiare per giorni e che ci inorgoglisce ad ogni ricorrenza, perché Tirana, sia chiaro, resta per sempre.
Ma ad ogni anno si è (quasi) sempre ripartiti da zero. (...) Tanti bei progetti, naufragati uno dopo l'altro, con qualche risultato estemporaneo perfino di rilievo (certi secondi posti, certe qualificazioni europee), presto sconfessato da esoneri e ribaltamenti tecnici. (...) Solo una cosa non e mai mancata: l'appoggio entusiasta del pubblico. Uno slancio fideistico cresciuto addirittura nel tempo. Che prescinde (quasi) da allenatori e dirigenti, da prezzi dei biglietti e slogan di campagne abbonamenti. Eppure oggi si vede un'orizzonte: mentre in altre piazze si litiga e magari si fanno i conti con i mancati introiti della Champions, qui c'è un allenatore che ha saputo condurre la squadra fino al terzo posto in classifica e oggi sembra avere le idee chiarissime su come potenziare la squadra, (...) per cominciare a ridurre quella misura con le squadre che dominano la Champions. Perché tra Gasperini e Luis Enrique non c'è poi tanta distanza. Basta averlo capito.
(Il Romanista)