04/08/2026 07:09
GAZZETTA DELLO SPORT - Gianluca Mancini, uno dei capitani della Roma e pilastro della squadra di Gian Piero Gasperini, ha rilasciato un'intervista al quotidiano sportivo. Ecco le parole del numero 23:
Di nuovo al via, per lei la prima stagione con la Champions.
«È il coronamento della carriera, da sempre un mio pallino. L'avevo conquistata anni fa a Bergamo, poi venni a Roma. Sentire finalmente la musichetta mi inorgoglisce. Non vedo l'ora».
In molti dicono: Mancini è un giocatore che se ce l'hai lo ami, se non ce l'hai lo odi …
«Fuori dal campo sono tranquillo. Poi lì dentro c'è la competizione: ci trasformiamo, non solo io. E gioco sempre per vincere. Non mi pesa se a qualcuno la cosa può disturbare, mi interessa che mi apprezzino i miei tifosi».
Lei si è tatuato la scritta SPQR. È il legame definitivo con Roma?
«Roma mi è entrata nel cuore e nel sangue. Amo i tatuaggi, a dicembre mi ero ripromesso di farne uno se fossimo andati in Champions. SPQR è una scritta bellissima e racchiude il legame che ho con la città e con il club».
Lo sa che è l'incubo dei laziali?
«Incubo è un parolone. Gli ultimi derby sono andati bene, ma non avrei mai immaginato una doppietta. Vi dico una cosa, però: ho realizzato cosa è successo in vacanza. Prima mi sembrava di aver fatto solo il mio dovere, era come aver segnato due reti a Milan, Juve o Inter. Poi ho capito».
Con 23 reti è il secondo difensore più prolifico nella storia della Roma dopo aver superato Aldair. Panucci è a 31. Punta al record?
«Non ci penso, il mio mestiere è un altro. Poi se segni 4-5 gol è un aiuto in più alla squadra. Ma essere accostato ad ex campioni di questo calibro mi rende felice».
Con il rinnovo fino al 2029 si può parlare di Roma a vita?
«Sono felicissimo, il rinnovo l'ho voluto con tutto me stesso. Roma per me è casa. Poi nel calcio non si sa mai, ma mi auguro che possa essere così: Roma a vita».
Riso, il suo agente, ha detto che lei è stato un pazzo e che altrove avrebbe guadagnato di più?
«Ha detto ciò che pensava. Ma alla fine decide il calciatore e lui ha lavorato per i miei interessi. Io pazzo non lo sono, ma al cuor non si comanda. Quando ho firmato ci siamo abbracciati. E lui era felice nel vedermi felice».
L'ha cercata l'Inter, ma non solo.
«Un club è noto, gli altri sono discorsi che oramai li porta via il vento. Ci sono stati vari approcci, ma non gli ho dato troppo peso. Certo, avevo un solo anno di con-
tratto e le strade erano due: o rinnovare o salutarsi. Ma sapevo che la società e il mister volevano puntare ancora su di me».
Quanto le manca Pellegrini?
«Tanto, è un amico di vita. Ma manca a tutti, speriamo che ci possa raggiungere presto. È una figura importante per lo spogliatoio e come calciatore ci può dare una grande mano».
Che idea si è fatto del mancato arrivo di Pirlo in Nazionale?
«L'eliminazione con la Bosnia è stata dolorosa, ho faticato a vedere il Mondiale. Penso che il presidente abbia scelto nel migliore dei modi per riportare la Nazionale
dove merita. Mancini ha lanciato tanti giovani, ha vinto un Europeo, ha esperienza. Ranieri l'ho avuto sia da allenatore che da dirigente, per come conosce il calcio può essere fondamentale. Sono le persone giuste per ripartire».
Ma cosa serve per rilanciare il calcio italiano?
«Lavorare sui vivai. Quando ero piccolo gli allenatori ci mettevano tanta passione, ora chi allena i bambini dai 7 ai 10 anni lo fa come secondo lavoro. E poi bisogna insegnare le basi, non rincorrere la vittoria per salire di livello e guadagnare di più. Contro Macedonia e Bosnia siamo stati sfortunati. Sono certo che se l'Italia dovesse tornare a un Mondiale sarebbe una delle squadre da battere».
Gasp ha detto che l'obiettivo è migliorarsi. Si punta alla vetta?
«Lo dice sempre anche a noi, ogni giorno c'è da migliorarsi. In vetta però non ci arrivi con uno schiocco di dita. Dobbiamo restare competitivi ad alti livelli e conquistare la Champions ogni anno per migliorarci».
Ma la Roma può dar fastidio all'Inter?
«Serve un percorso, non arrivi a lottare per lo scudetto dal giorno alla notte, dobbiamo essere onesti. L'importante sarà andare dritti e forte e se le cose andranno male non abbattersi mai».
Lei ha indicato in Higuain e Dzeko gli attaccanti più difficili da marcare. Ma quest'anno si ritroverà davanti Lautaro, Hojlund, Kean, Kolo Muani, Gonçalo Ramos, Scamacca e Dovbyk. Preoccupato?
«Con chi giochi devi mordere, stare concentrato perché questa gente non vede l'ora di farti male. Saranno belle sfide, non vedo l'ora di questi duelli».
Pazzo per pazzo, è vero che ora lo è per la bicicletta?
«Vero, mi sono appassionato, è da un po' che in tv vedevo il Tour, il Giro d'Italia, la Vuelta. Poi all'inizio dello scorso anno ho avuto un problema al tallone e per non stressarlo invece di correre ho iniziato con la bici. Fai tanti chilometri e ti sembra di non aver fatto niente. Recentemente con degli amici, i Sparpagliati, ho fatto le salite di Forte dei Marmi e di Massa. Quando sei in cima è meraviglioso».