Post Match - L'angolo retto della Roma

07/02/2023 08:53

LAROMA24.IT (MIRKO BUSSI) - "In quanti paesi un calcio d'angolo riceve lo stesso applauso di un gol? Uno. Succede solo in Inghilterra". Leggetelo di nuovo, con accento simil portoghese, simulando quel tono inimitabile che ti obbliga già in posizione di svantaggio nella comunicazione. A dirlo era proprio José Mourinho, ai tempi della Premier League col Chelsea.

Quell'applauso, ora, è arrivato fino a Roma. Dove il miglior modo per ritrovarsi abbracciati è in seguito a un calcio da fermo. Come sabato, nel 2-0 tutto scritto dalla bandierina. Quinto e sesto gol del campionato giallorosso arrivato su effetti di un calcio d'angolo, il terzo del 2023, dopo quello al Milan, tutti con un punto di partenza comune: la traiettoria ad uscire.

Sempre in Inghilterra, circa un anno e mezzo fa, 'The Athletic' si interrogò sulle differenze tra l'"inswinging corner" e l'"outswinging corner". Ne venne fuori, in breve, che le traiettorie verso la porta offrivano il maggior numero di tiri (20,9% rispetto agli 18,6% di quelle opposte) ma quelle più redditizie avevano una parabola che mirava verso il limite dell'area (10,8% di gol contro il 6,5% degli altri).

Tra le teorie dei calci piazzati, in perpetua evoluzione, sono due gli assiomi: un battitore pregiato e un colpitore specializzato. La Roma, con Dybala e Pellegrini dalla bandierina, e una batteria come Ibanez (3 gol), Smalling (altri 3), Mancini (in aggiornamento), oltre ad Abraham e Cristante risponde in pieno ai requisiti richiesti.

L'orientamento di sempre più squadre verso una difesa a zona totale ha cambiato i principi dell'attacco che ora mirano, quando possibile, a colpire un punto predeterminato da assaltare con più uomini rispetto a quelli preposti dall'avversario al presidio dell'area prescelta.
Nota bene: a uomo, allo stesso modo, si è facilmente esposti a blocchi o prese di posizione che complicano l'intervento difensivo. Come sempre, ogni versione porta con sé rischi e vantaggi.

E infatti il tratto comune più evidente tra le ultime 3 reti realizzate è proprio nel punto d'impatto: ridosso dell'area corta, in prossimità del primo palo. Lì Ibanez ha rovesciato le certezze del Milan incendiando il finale prima del 2-2, sempre lì lo stesso numero 3 brasiliano ha inserito il jet pack per l'1-0 all'Empoli e, quelle stesse zolle, hanno fatto da trampolino un pugno di minuti dopo per il 2-0 di Abraham.

In tutti i casi, ad accogliere la traiettoria uscente (Pellegrini da destra a Milano, Dybala da sinistra sabato scorso) c'erano 6 giallorossi in area a sfidare un castello difensivo con tutti i giocatori coinvolti (solo l'Empoli destinava i 170 centimetri di Baldanzi a ridosso del limite dell'area) orientato principalmente a zona.

Più che schemi, intesi come sequenza di movimenti prestabiliti, s'intravedono principi generali, quindi linee guida, nell'attacco dell'area: i 3 centrali difensivi compongono un triangolo all'altezza del dischetto così da poter raggiungere le rispettive mete in corsa e con una spinta nello stacco superiore rispetto ai difendenti che li attendono già in zona. Con l'Empoli c'è Cristante a muoversi verso le zone più profonde del primo palo, da dove più volte, in passato, ha innescato traiettorie letali. Col Milan, invece, c'è Matic che l'aveva sostituito, occupare un punto più esterno dell'area.

Nel punto caldo stabilito vanno a muoversi Abraham e Ibanez, come si vede anche a Milano dove il difensore stacca in prossimità del compagno attaccante. E' qui che la Roma cerca di far valere la propria superiorità numerica. Il confronto nei centimetri, invece, cade velocemente: se col Milan la scarsa capacità di De Ketelaere, nonostante il metro e 90 a disposizione, poteva risultare una concausa, con l'Empoli i due saltatori romanisti battono davanti a Luperto, portatore di 190 centimetri, e De Winter, appena 188. Dietro di loro, come una cinta di sicurezza per poter correggere qualsiasi altezza della traiettoria, si spiegano gli altri centrali, Mancini e Smalling, pronti a colpire in caso il pallone si fosse rivelato più lungo delle previsioni. Applausi. Bis.