Post Match - La mappa di Neil

27/04/2026 16:57

LR24 (MIRKO BUSSI) - A Bologna è tornato a sventolare El Aynaoui, rimasto ammainato a lungo tra Coppa d'Africa e successivi residui. Il centrocampista arrivato in estate dal Lens per 23 milioni di euro, oltre a 2 legati ai bonus, ha scritto in maniera indelebile il suo nome sulla partita con l'assist dello 0-1 e poi l'autografo personale nello 0-2. In una partita che, visti modi e maniere dei due allenatori, avrebbe fatto piovere palloni diretti e moltiplicato gli scenari di duelli 1 contro 1, El Aynaoui ha sprigionato la sua indole di generatore automatico di transizioni.

L'aggressività insita nella sua interpretazione del calcio gli ha permesso, ad esempio, di accaparrarsi il rimbalzo che poi aprirà la strada al vantaggio di Malen. Il pallone del suo assist, infatti, viene riciclato da un contrasto subito da Wesley a circa 40 metri dalla porta di Ravaglia. Su quel pallone senza nome è proprio il centrocampista marocchina ad apporre la propria etichetta per primo, riconvertendolo poco più in là, dopo una progressione in conduzione, nell'assist per Malen.

È un tratto tipico di El Aynaoui, che ne esprime la sua naturale propensione a generare transizioni: riconquista dinamica del pallone, su aggressione o, appunto, seconda palla, strappo immediato con conduzione verso la porta avversaria che squarcia il sistema difensivo avversario. Lo si rivedrà più volte nel corso della partita: al 37' quando si avventa su una respinta aerea del Bologna, sormonta Freuler nella contesa della palla vacante e aziona Pisilli che poi finirà da Malen in 1v1 alle porte dell'area di rigore.

E ancora più avanti, al 46', su un duello aereo vinto, altro aspetto in cui sa farsi largo grazie ad un'elevazione che rende ben più ingombranti i suoi 186 centimetri di dotazione. Dal duello aereo vinto si inscena una potenziale situazione pericolosa che poi Malen non sfrutterà a dovere. Al 74', come raccolto nel post sopra, un altro dépliant illustrativo delle funzionalità di El Aynaoui: divora la seconda palla su un'altra respinta difensiva del Bologna, semina Ferguson in conduzione e poi imbecca Vaz in profondità. Prendo, strappo, riparto.

In costruzione, invece, El Aynaoui continua ad apparire fuori dal suo habitat naturale: sabato, come da paradigma romanista, si sedeva al fianco di Ndicka facendo slittare Mancini più a destra nella tipica struttura di costruzione romanista di 4+1. Qui, però, ELA non pare muoversi a suo agio, costretto a posare la sua istintività e giocare di strategia, nel leggere e battere la pressione avversaria. Di 6 palloni persi, infatti, la metà sono all'interno della propria metà campo. Non è questione di "tecnica", come spesso si riduce e come contraddice anche il fatto che, a Bologna, El Aynaoui era incaricato anche di battere i calci d'angolo, per dire. Ma di predisposizione, abitudine, a ricevere e giocare sotto pressione o a trovare passaggi chiave che risolvano la prima fase di costruzione. Meglio, decisamente meglio, quando può fare il centrocampista da parkour nella metà campo avversaria, rimbalzando tra una parete e l'altra, tra un duello e una palla vacante, e sfogarsi direttamente verso la porta avversaria.